Introduzione
al Convegno Riconoscere/ Riconoscersi, Lecce 6 aprile 2005
Abbiamo
voluto costruire l'occasione di questo incontro attorno all'ultimo
numero monografico dei nostri Quaderni dedicato al Riconoscersi,
un tema forte che viene riemergendo come punto di confluenza
di molti nodi nel dibattito contemporaneo: i temi dell'identità,
della cittadinanza (che traina a sua volta quello della partecipazione),
del multiculturalismo; di una società globale aperta
e inclusiva.
Un
tema che incontra molte delle analisi che a partire dagli
anni Novanta si sono concentrate sul disagio della modernità
(l'omonimo saggio di Ch.Taylor è del '91) in questa
nostra età dell'incertezza), in cui il sentimento
più diffuso sembra essere l'insoddisfazione,
come ha osservato di recente Bodei (che avrebbe dovuto essere
qui con noi oggi e ci invia un messaggio di augurio riservandosi
altre occasioni di incontro con noi), o - come ha scritto
con incisività Maffesoli - del ritorno del tragico.
Riferimento
remoto resta l'hegeliana lotta per il riconoscimento e più
remotamente ancora la roussoiana passione della distinzione
che di recente Barbara Carnevali ha riletto, in un denso saggio
del Mulino, in filigrana con il Leviatano e il De cive di
Hobbes (Carnevali 2004), ma anche quella smithiana opposizione
tra falso e vero riconoscimento messo in luce da Elena Pulcini
(2001), che cerca una via d'uscita al self love, ossia a quell'ansia
di distinguersi, a quel desiderio di essere preferiti e di
primeggiare che se da una parte costituisce la spinta basilare
dell'homo oeconomicus e la condizione necessaria per
la "ricchezza delle nazioni", dall'altra costituisce
un indebolimento del legame sociale.
Ed è proprio la rovinosa caduta di quel legame che
drammatizza oggi maggiormente gli scenari globali, rendendo
necessario un riesame dell'amour propre contemporaneo,
dove aggressività e mimetismo dilagano, favoriti, amplificati
e non di rado aizzati dalle comunicazione mediatica.
Un
tema che chiama in causa dunque la COMUNICAZIONE, la critica
alla società spettacolare, che dilata lo spazio scenico
della competizione e del mimetismo insieme, colonizzando l'immaginario
dei più indifesi a tutto scapito di quel kantiano rispetto
di sé che non potrà mai darsi senza il corrispettivo
rispetto dell'Altro.
Chiama
in causa la COMUNICAZIONE anche in un senso più propriamente
rousseauiano, nel senso cioè che l'amour de soi,
quello naturale e genuino che il ginevrino voleva preservare,
liberandolo dalle degenerazioni dell'amour propre -
fomentatore di rivalità - ha vitale bisogno dell'Altro.
E ha perciò un assoluto bisogno di guadagnare quella
sfera della munificenza e discrezione insieme
della comunicazione, che liberandola dal suo istinto predatorio
e dall'incubo moderno del massacro, favorisca la comprensione
come luogo di reciprocità negoziale, come necessario
compromesso. Un problema che si pone più acutamente
oggi, tra l'Occidente e le culture extraeuropee, ma anche
tra i singoli, ogni noi, ogni IO e il suo Altro.
Fu
Bruner, prima ancora che Derrida facesse dell'Altro/Evento
l'epicentro della sua riflessione, ad avvertirci che ciò
che accade, l'Altro/Evento appunto, ci introduce a nuovi stupori,
sorprese, meraviglie. In questo senso parliamo di "stupore
dell'Altro".
Sorprese anche dolorose quando l'Altro/diverso, straniero
- lusinga e minaccia insieme - resti per l'Occidente un territorio
da espropriare per annettere; da distruggere per ricostruire;
da assimilare educando.
E'
stato Kojéve, fine lettore di Hegel, a rompere il disincanto
rousseauiano della originaria natura buona quando ha osservato
che ciò che è specificamente umano non è
l'amore, bensì la guerra: guerre di affermazione, lunghe
e sanguinarie, combattute per il prestigio.
Una
riflessione che sembra dargli ragione in questa nostra situazione
drammatizzata da scenari di guerre illimitate, fuori controllo
e fuori ogni regola e forma di relazioni giuridiche.
Essendo lontani per ora gli orizzonti di pace, l'hegeliana
lotta per il R. si trova a dover rinegoziare uno spazio per
arginare le conseguenze funeste della devastazione guerriera,
in condizioni in cui quel furore, di cui l'Iliade resta il
racconto più suggestivo, di fondazione, non trova più
un argine nella pietas per l'avversario; non trova più
una regolamentazione in un codice di onore militare che consenta
di restituire i corpi abbattuti del nemico; i dispersi, gli
ostaggi.
Abbiamo
voluto costruire questo Quaderno in linea di continuità
col precedente, "Desiderio della Comunicazione / Comunicazione
di desiderio, dove convenimmo - al di là dei diversi
punti di vista - che il nostro più forte DESIDERIO,
in questo lungo presente che fa scempio dei nostri desideri
più profondi, non possa che essere quello di una elevazione
e sollevazione culturale dell'umanità, per opporre
al rumore delle armi una ragione più forte.
Parliamo perciò di DESIDERIO come di uno spazio comunicativo
operoso in cui allenarci nella disponibilità ad accogliere
l'altro, ogni altro che si annuncia, a conoscerlo per poterlo
riconoscere.
Una umanità in perenne lotta per il dominio (Ballard)
acuisce il problema umano che sta essenzialmente nell'accettare
e nell'accettarsi:
Ci attende perciò il compito di una nuova Bildung,
chiamiamola pure una Umbildung trasformativa, capace di suscitare
il desiderio - direbbe il Rousseau politico - di riconoscere
e riconoscersi.
Tra
questi due forme di apprendimento c'è evidentemente
un rapporto stringente, se è vero che il riconoscere
altro non è poi che una più ricca e partecipe
conoscenza; una conoscenza secunda, riflessiva, di appello,
perché, come ci ha suggerito C.Pavese nei suoi scritti
sul mito e sul simbolico che abbiamo utilizzato nell'exergo
al nostro Q., "non vediamo mai le cose la prima volta,
ma sempre la seconda; allora veramente le scopriamo e insieme
le ricordiamo".
E' questa seconda volta la chiave di accesso forse a una conoscenza
disposta ad assumersi la responsabilità, ossia il politikum,
di ogni nostra scelta.
Dogville, un film un po' claustrofobico del regista danese
Lars Von Trier (2003) - regista della crudeltà è
stato definito-, ci ha raccontato con lucidità l'anatomia
dello stragismo che cova sotto ogni riconoscimento negato,
interpretando simbolicamente quel tragico 11 settembre come
l'esito di quella stessa lotta accanita che Grace conduce
per farsi accettare dalla piccola comunità di una remoto
villaggio americano arroccato tra le montagne rocciose.
Il film, come qualcuno ricorderà, si conclude con l'eccidio
dell'intera piccola comunità che a prezzo dell'accoglienza
ha fatto conoscere a Grace (la brava Nicole Kidman) tutte
le umiliazioni e le infinite prove di una resistenza morale
ai soprusi, alle ingiustizie patite, nei meccanismi perversi
dell'ipocrisia, dell'invidia, dell'odio. Come a dire che l'America
ha avuto coscienza insieme al vecchio Continente, almeno nelle
sue espressioni riflessive più consapevoli, molto prima
di quel tragico 11 settembre, del saldo storico che si sarebbe
dovuto pagare a una storia di umiliazioni inflitte ai due
terzi del mondo, come di recente ci ha ricordato Rifkin.
Sono
solo alcuni spunti di una riflessione che, affidata a mani
esperte, come sono quelle dei nostri ospiti, si arricchirà
in queste due giornate certamente di altre e + importanti
implicazioni.
E
ora qualche saluto doveroso
- anzitutto agli Ospiti che hanno voluto accettare il nostro
invito.
Un ringraziamento a Barbara Carnevali, della Normale di Pisa
che ha di recente arricchito e allargato con le sue ricerche
le nostre conoscenze sul tema di cui si dibatterà.
- Un ringraziamento a Michele Maffesoli per aver accettato
l'invito a venirci a conoscere e a riflettere con noi.
L'occasione è buona per festeggiarlo anche in Italia,
come già hanno fatto i suoi colleghi francesi, in questo
60° suo compleanno, felicitandoci per il lungo magistero
e il suo impegno sui temi del tempo globale, sulle forme del
"reincanto", sul pensiero radicale dell'oltre, sull'attività
profusa nel CEAQ (Centro Studi sull'Actuel et le Quotidien),
frequentato da ricercatori di tutto il mondo.
E' un vero piacere per noi poterlo avere qui a Lecce.
- Ringrazio il prof. Ugo Volli per l'attenzione con cui oramai
ci segue.
- Un ringraziamento già oggi ai Colleghi che saranno
qui domani: Abruzzese, Barile, de Kerchkove, che viene direttamente
da Toronto...
Ringrazio infine tutti i colleghi dell'Ateneo e gli studenti
che seguono più da vicini le nostre iniziative e ci
spronano quotidianamente a non demordere, ad andare avanti,
nonostante le evidenti difficoltà di percorso.
Angelo
Semeraro
VIDEO:
"Presentazione
di Angelo Semeraro" (Clicca
qui per vederlo in streaming)