A quanto sostengono gli autori di questo fascicolo, l’emergenza conviene. Essa apre varchi eccezionali alla regolamentazione ordinaria e all’ordinaria amministrazione della cosa pubblica in cui si muovono con spregiudicatezza i gruppi influenti,
le organizzazioni malavitose e criminali. La globalizzazione dell’economia non marca i suoi tempi con quelli più lenti
e faticosi delle democrazie; non riconosce sovranità statuali autonome; marcia veloce invece sulle autostrade del web, promuove governance spericolate, signori dei fini senza mezzi che non decidono più per nome e per conto della felicità pubblica; non hanno preoccupazioni per quelli che verranno; sovvertono l’etica dell’agire responsabile nel neodarwinismo di mercato. Come si è potuta verificare una mutazione tanto rapida quanto profonda?
Le spiegazioni ci sarebbero tutte. La cecità previsionale
deriva non tanto dal sentirsi tutto sommato bene in questo presente e dal compatire quelli che annegano al largo, quanto dall’interruzione nella trasmissione di memoria. Come dire che siamo più affascinati dai salti e dalle discontinuità della storia che dai suoi moniti.
Domandarsi su cosa vediamo e rispetto a che cosa siamo ciechi significa modificare profondamente gli statuti di una paideia politica non più capace di presentire e prevedere, e perciò svuotata di ogni funzione progettuale.
scrivono:
Maria Ginevra Barone, Mara Benadusi, Ferdinando Boero, Marina Boscaino, Lara Carbonara, Pietro Clemente, Stefano Cristante, Cosimo Degli Atti, Irene Falconieri, Guglielmo Forges Davanzati, Elena Fabrizio, Antonio Iannotta, Zaira Magliozzi, Roberto Malighetti, Franco Martina, Mimmo Pesare, Luciano Ponzio, Luigi Prestinenza Puglisi, Giovanna Salome, Diana Salzano, Igor Scognamiglio, Angelo Semeraro, Peter Sloterdijk.
A quanto sostengono gli autori di questo fascicolo, l’emergenza conviene. Essa apre varchi eccezionali alla regolamentazione ordinaria e all’ordinaria amministrazione della cosa pubblica in cui si muovono con spregiudicatezza i gruppi influenti, le organizzazioni malavitose e criminali. La globalizzazione dell’economia non marca i suoi tempi con quelli più lenti e faticosi delle democrazie; non riconosce sovranità statuali autonome; marcia veloce invece sulle autostrade del web, promuove governance spericolate, signori dei fini senza mezzi che non decidono più per nome e per conto della felicità pubblica; non hanno preoccupazioni per quelli che verranno; sovvertono l’etica dell’agire responsabile nel neodarwinismo di mercato. Come si è potuta verificare una mutazione tanto rapida quanto profonda?
Le spiegazioni ci sarebbero tutte. La cecità previsionale deriva non tanto dal sentirsi tutto sommato bene in questo presente e dal compatire quelli che annegano al largo, quanto dall’interruzione nella trasmissione di memoria. Come dire che siamo più affascinati dai salti e dalle discontinuità della storia che dai suoi moniti.
Domandarsi su cosa vediamo e rispetto a che cosa siamo ciechi significa modificare profondamente gli statuti di una paideia politica non più capace di presentire e prevedere, e perciò svuotata di ogni funzione progettuale.
scrivono:
Maria Ginevra Barone, Mara Benadusi, Ferdinando Boero, Marina Boscaino, Lara Carbonara, Pietro Clemente, Stefano Cristante, Cosimo Degli Atti, Irene Falconieri, Guglielmo Forges Davanzati, Elena Fabrizio, Antonio Iannotta, Zaira Magliozzi, Roberto Malighetti, Franco Martina, Mimmo Pesare, Luciano Ponzio, Luigi Prestinenza Puglisi, Giovanna Salome, Diana Salzano, Igor Scognamiglio, Angelo Semeraro, Peter Sloterdijk.