Introduzione al Convegno
Angelo Semeraro
La formula di questo convegno modifica – sia pure parzialmente – le nostre abitudini di una presentazione pubblica dell’ultimo numero pubblicato del Quaderno di Comunicazione.
Se ne discosta:
- sia perché verranno presentati e discussi insieme i due ultimi temi proposti dal Comitato Scientifico della rivista (Reincanti/Disincanti, n.9 e Dire di sé, n.10),
- sia perché, accogliendo come sempre l’invito di collaborazione che ci viene rivolto da Enti o Imprese di comunicazione del nostro Territorio, il CD del Corso di Sc.Com. ha accettato la proposta del Gruppo Oltrelinea, rappresentato da Stefano Petrucci, di organizzare un dialogo tra due riviste di comunicazione, diverse tra loro ma entrambe legate al mondo della Com:
Wired, un mensile vivace, diretto nella sua versione italiana da Riccardo  Luna. Una rivista innovativa, con testi interessanti e una grafica straordinaria, a tratti spaziale, che riaccende in ogni numero i nostri reincanti sul meraviglioso tecnologico, in particolare sulle tecnologie virtuali e persuasive, e il QC., che confezioniamo qui a Lecce, e che ha accompagnato la vita del Corso di Scienze della Comunicazione. Una rivista annuale che in quanto prodotto in un ambiente prevalentemente umanistico, di continua attenzione del pensiero critico sulle forme di comunicazione del nostro tempo,  potrebbe ben rappresentare il versante del disincantamento.
Un termine quest’ultimo che per la prima volta si incontra nella Critica della ragion pratica: Immanuel Kant (Entzàuberung), e che si sedimentò nelle semantiche filosofiche lungo l’intero arco della Modernità matura: fu ripreso da Max Scheler e poi ancora da Friedrich Schiller in epoca romantica, i cui versi ci ha ricordato Peppino Ortoleva nel suo saggio:
(non lasciar devi mai che un triste
disincanto al risveglio ti trascini
giù disperato da quel volo audace
e orgoglioso del sogno)
Max Weber più tardi avrebbe adoperato la Entzauberung nel senso di una perdita connessa al declino della società capitalistica.
Il reincantamento, legato all’inarrestabile evoluzione tecnico-scientifica, si sarebbe via via dissolto poi, nelle voci degli scienziati sociali del Novecento, in quel disincanto “concettuale” di cui parlò Adorno). Miracoli e traumi è il titolo di un recente saggio di Mario Perniola (che fa parte del CS del nostro QC) che segnalo a chi voglia storicizzare questa parabola della Modernità matura (o della post-modernità come dicono alcuni) fino agli ultimi decenni. Miracolo proviene dal latino mirus, e sta per mirabile, meraviglioso, sorprendente. L’avvento di una mentalità miracolistica è recato dai mezzi di comunicazione, sostiene Perniola.
Trauma, a sua volta, proviene direttamente dal greco e sta per ferita. Il miracolismo mediatico ha reso più futili e vuote le nostre esistenze individuali e la vita di relazione, Ne hanno sofferto il capire, il sentire e l’agire, ossia la possibilità dell’esperienza umana nel suo complesso.
Dal canto nostro consideriamo il disincanto non tanto nel senso di una perdita, ma nel senso di un’altra capacità di apprendere per modulare diversamente il nostro sguardo sulle cose, per orientarci con più acume nel regno del meraviglioso tecnologico. Con l’atteggiamento, che è poi il motto spinoziano dei QQ. del né ridere né piangere, ma cercare quanto è più possibile di capire.
La nostra Entzauberung non è desacralizzazione; non è il declino, non è il risveglio dal sogno audace e orgoglioso. E’ un altro modo di esaminare il post-humanesimo, contro ogni eccesso che domina la cultura contemporanea nelle sue forme di consumo sfrenato e di emozioni estreme, favorite dall’ebbrezza del mondo reticolare e dall’espansione illimitata delle tecnologie comunicative.
La maggior parte degli interventi del QC/9 accoglie le nuove opportunità offerte dalla scienza e dalle tecnologie a sostegno dell’uomo, che ci aprono quotidianamente a sempre nuovi reincantamenti che hanno un forte impatto sulle nostre aspettative.
Ma il barometro, con cui gli studiosi dei fenomeni sociali misurano questo nostro tempo evenemenziale, registra un generale disincanto segnato da incertezze, arretramenti, ritardi, eccessi, e nuove paure epocali.
Le tecnologie del mondo virtuale ci aprono in continuazione nuovi orizzonti, Il post-human – segnala in questo QC/9. Stefano Rodotà – si presenta come “portatore di valori più forti” che possono aprire  la strada a sempre nuovi conflitti, Che si possono evitare solo se si avrà la capacità di mantenere fermi, e di proiettare nel futuro, i principi della dignità, dell’eguaglianza e dell’autonomia delle persone”.
Stefano Rodotà aveva accettato di venircene a parlare di persona, ma nelle ultime ore sono intervenuti ragioni familiari gravi anzi gravissime – come ci ha scritto – che gli hanno impedito di raggiungerci qui questa mattina, e noi vogliamo mandargli da quest’assemblea un augurio e un sentimento di riconoscenza per il ruolo che svolge nel dibattito pubblico su questioni che attengono alle libertà della persona e le regole della cittadinanza.
La domanda che con lui altri Autori si pongono è se c’è una via per uscire dal tragico di ogni eccesso.
Le sue richieste di cautela sono le stesse che avanza Agata Piromallo quando tratta del disincanto della regola. La stessa cautela di Carlo Formenti quando esamina il web come  costruttore spesso effimero di identità mobili e di “fantasie utopiche”.
Stessa preoccupazione segnalano gli analisti della stagflazione in economia, esaminando la più grande crisi economica dopo il ‘29 che stiamo ancora attraversando col suo carico di conseguenze sul futuro e sul presente (Forges Davanzati), mentre Augusto Ponzio dal suo osservatorio di semiologo radicalizza le domande: dov’è finito il re-incanto della libertà, dell’eguaglianza, della democrazia, del posto di lavoro, del mercato, della ricerca dell’identità nel lavoro e nell’appartenenza?
Il QC/9 non manca di segnalare le forme di reincantamento che per lo più si rigenerano ogni giorno nei laboratori scientifici e nei parchi tecnologici. Luciana Dini e Roberto Cingolani ci stupiranno col racconto dell’infinitamente piccolo, con le meraviglie del microscopio, le applicazioni delle nanotecnologie. E Francesco D’Andria ci affascinerà ancora col racconto dell’approdo di Enea all’oppidum castrense.
Siamo indotti a pensare insomma che l’incantamento abiti più agevolmente tra biologi, fisici, astronomi, archeologi, capaci di far emergere le altre possibilità che l’umanità ha a disposizione, e che il disincanto resti invece una vocazione propria del pensiero critico. Il pessimismo della ragione dell’umanesimo e degli umanisti.
Avanzano questi ultimi, nel nostro QC, la richiesta di una più diffusa coscienza del limite;  raccomandano moderazione e cautela, e l’adozione del metodo scientifico per dare fondamento alla conoscenza, convinti che questo difficile passaggio epocale richiederà la paziente ricostruzione di un pensiero dell’efficacia.
La doxa, signora dei reincanti, regina dispotica e traditrice, ha oggi sotto scacco l’epistéme; il senso stesso del pensare e dell’agire.
Possiamo contrastarla solo con la paziente ricostruzione di un pensiero efficace, che può avanzare attraverso un’educazione sollecitatrice di criticità, col sussidio di una comunicazione ben temperata, amica dell’epistéme.
Dire di sè
Nell’ultimo numero, il QC/10, fresco di stampa, sosteniamo che la scrittura, specie quella autobiografica, è un’occasione di infiniti re-incantamenti.
L’industria editoriale vive  una fortunata stagione in cui fioriscono autobiografie, diari, memoriali: forme di un tempo narrativo simbolicamente mediato dai loro Autori; la consegna di un messaggio a quelli che vorranno accoglierlo.
Le scritture di rete e di strada, anch’esse in impetuoso sviluppo,  si configurano come forme comunicative di un tempo immediato. Più che giudicarle come una deriva entropica del mostrarsi per come si è, le scritture di Facebook e dei suoi similari di rete ci appaiono come forma nuova di quella demartiniana metastoria in cui milioni di utenti sembrano voler difendere una  presenza, il prepotente bisogno di identificazione in un tempo in cui è più difficile affermare/afferrare l’identità, un concetto sempre più sfuggevole e bisognoso di molte cautele.
Questa fragile felicità del lasciar tracce di sé nella grande anagrafe della rete è un fenomeno che ci interessava indagare perché interessa due miliardi e mezzo di internauti senza limiti di età, e che coinvolge più di cinquanta milioni di blogger, un numero in crescita costante, con centinaia di migliaia di nuovi utenti ogni giorno.
la collega di Salerno Diana Salzano ne parla come di un un rivelatore ontologico, del cammino della specie, che non tratta più i media elettronici come protesi post-humane, ma come luoghi di un’altra agorà, dell’appartenenza e del bisogno di identificazione fuori dalle Grandi Narrazioni smarrite, anzi scomparse.
Duccio Demetrio, che da molti anni lavora sul valore delle Autobiografie, aprirà la sessione pomeridiana. Seguirà un ricco grappolo di comunicazioni: Mimmo Pesare tratterà di Facebook come una nuova foucoltiana tecnologia del Sé, Alejandro De Marzo sul protagonismo dell’autonarrazione nel modello televisivo; la collega Nieves Sanchez che ci ha raggiunto da Valladolid presenterà Lewis Carroll, escritor de neravillas,  Sergio Duma ha indagato sulle autobiografie di tre figure femminili eccentriche della letteratura del Novecento: Anaïs Nim, Peggy Guggenheim e Fernanda Pivano, scomparsa il 18 agosto scorso. e alla cui memoria abbiamo voluto dedicare il QC/10. Patrizia Celefato ci parlerà invece di scritture per immagini, portando ad es. il documentario “In fabbrica” per la rai di Francesca Comencini.
Flavia Serravezza e Silvia Gravili, ex- allieve dei nostri corsi di studio ci intratterranno rispettivamente sulla scrittura terapeutica e l’autobiografia d’ impresa. Stefano Cristante chiuderà la sessione col racconto autobiografico del G8 a Lecce, un pezzo che non si è potuto stampare per il limite di pagine posto dall’editore. Altri interventi di grande interesse si potranno leggere  direttamente nel fascicolo in distribuzione. Altrettanto interessanti sono i contributi offerti al QC/10 da Egle Becchi, Antonio Santoni Rugiu, Monica Ferrari, che non hanno potuto raggiungerci.
Ultima considerazione: questo QC/10 coincide col decimo anno di attività di un corso di studi che avrebbe già una sua intensa storia da raccontare, e che rischia di soccombere sotto la mannaia governativa per questioni di misure. Occorrerebbe ora, a partire dal prossimo a.a. un organico di docenti che il nostro ministero sposta sempre più in alto nel numero, a tutto danno di quei corsi di studio che hanno innovato il volto dell’Università italiana negli ultimi decenni.
Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Il nostro corso di studi ha a disposizione 15 professori garanti e ora, con la nuova normativa, ne occorreranno 20.
E nel frattempo il turn-over, ossia la sostituzione dei professori che lasciano il servizio per raggiunti limiti di età, è bloccato. E nuovi posti di ricercatore arrivano col contagocce.
Non posso trascurare questa preziosa occasione pubblica per raccomandare sia alle autorità accademiche che alla comunità studentesca, alle loro famiglie e alle aziende di questo nostro territorio che ha tutto l’interesse non solo a conservare, ma a potenziare un corso di SC, di fare ogni sforzo perché non si disperda il Know-owe di conoscenze che si è capitalizzato negli anni e di cui questo QC è un segno; di non disattendere le aspirazioni di studenti e famiglie che sulla comunicazione investono in formazione.
Concludo con un doveroso ringraziamento agli Ospiti che hanno voluto raggiungerci, alle Autorità, all’azienda di comunicazione di Petrucci che ha collaborato alla organizzazione di questo Evento, ai collaboratori Fistetto e Gravili che svolgono un prezioso ruolo di consulenza e di assistenza nella gestione del sito web del corso che ci fa sentire u pò meno l’assenza di una segreteria didattica, e ai due studenti Serra e Gorgoni che hanno collaborato insieme al dr.Pesare per la buona riuscita di questo incontro.
E’ tutto. Grazie a tutti e buon lavoro.

Introduzione al Convegno

Angelo Semeraro

La formula di questo convegno modifica – sia pure parzialmente – le nostre abitudini di una presentazione pubblica dell’ultimo numero pubblicato del Quaderno di Comunicazione.

Se ne discosta:

- sia perché verranno presentati e discussi insieme i due ultimi temi proposti dal Comitato Scientifico della rivista (Reincanti/Disincanti, n.9 e Dire di sé, n.10),

- sia perché, accogliendo come sempre l’invito di collaborazione che ci viene rivolto da Enti o Imprese di comunicazione del nostro Territorio, il Consiglio Didattico del Corso di Scienze della Comunicazione ha accettato la proposta del Gruppo Oltrelinea, rappresentato da Stefano Petrucci, di organizzare un dialogo tra due riviste di comunicazione, diverse tra loro ma entrambe legate al mondo della Com:

Wired, un mensile vivace, diretto nella sua versione italiana da Riccardo Luna. Una rivista innovativa, con testi interessanti e una grafica straordinaria, a tratti spaziale, che riaccende in ogni numero i nostri reincanti sul meraviglioso tecnologico, in particolare sulle tecnologie virtuali e persuasive, e il Quaderno di Comunicazione, che confezioniamo qui a Lecce, e che ha accompagnato la vita del Corso di Scienze della Comunicazione. Una rivista annuale che in quanto prodotto in un ambiente prevalentemente umanistico, di continua attenzione del pensiero critico sulle forme di comunicazione del nostro tempo,  potrebbe ben rappresentare il versante del disincantamento.

Un termine quest’ultimo che per la prima volta si incontra nella Critica della ragion pratica: Immanuel Kant (Entzàuberung), e che si sedimentò nelle semantiche filosofiche lungo l’intero arco della Modernità matura: fu ripreso da Max Scheler e poi ancora da Friedrich Schiller in epoca romantica, i cui versi ci ha ricordato Peppino Ortoleva nel suo saggio:

(non lasciar devi mai che un triste

disincanto al risveglio ti trascini

giù disperato da quel volo audace

e orgoglioso del sogno)

Max Weber più tardi avrebbe adoperato la Entzauberung nel senso di una perdita connessa al declino della società capitalistica.

Il reincantamento, legato all’inarrestabile evoluzione tecnico-scientifica, si sarebbe via via dissolto poi, nelle voci degli scienziati sociali del Novecento, in quel disincanto “concettuale” di cui parlò Adorno). Miracoli e traumi è il titolo di un recente saggio di Mario Perniola (che fa parte del Comitato Scientifico del nostro Quaderno di Comunicazione) che segnalo a chi voglia storicizzare questa parabola della Modernità matura (o della post-modernità come dicono alcuni) fino agli ultimi decenni. Miracolo proviene dal latino mirus, e sta per mirabile, meraviglioso, sorprendente. L’avvento di una mentalità miracolistica è recato dai mezzi di comunicazione, sostiene Perniola.

Trauma, a sua volta, proviene direttamente dal greco e sta per ferita. Il miracolismo mediatico ha reso più futili e vuote le nostre esistenze individuali e la vita di relazione, Ne hanno sofferto il capire, il sentire e l’agire, ossia la possibilità dell’esperienza umana nel suo complesso.

Dal canto nostro consideriamo il disincanto non tanto nel senso di una perdita, ma nel senso di un’altra capacità di apprendere per modulare diversamente il nostro sguardo sulle cose, per orientarci con più acume nel regno del meraviglioso tecnologico. Con l’atteggiamento, che è poi il motto spinoziano dei Quaderni di Comunicazione, del né ridere né piangere, ma cercare quanto è più possibile di capire.

La nostra Entzauberung non è desacralizzazione; non è il declino, non è il risveglio dal sogno audace e orgoglioso. E’ un altro modo di esaminare il post-humanesimo, contro ogni eccesso che domina la cultura contemporanea nelle sue forme di consumo sfrenato e di emozioni estreme, favorite dall’ebbrezza del mondo reticolare e dall’espansione illimitata delle tecnologie comunicative.

La maggior parte degli interventi del QC/9 accoglie le nuove opportunità offerte dalla scienza e dalle tecnologie a sostegno dell’uomo, che ci aprono quotidianamente a sempre nuovi reincantamenti che hanno un forte impatto sulle nostre aspettative.

Ma il barometro, con cui gli studiosi dei fenomeni sociali misurano questo nostro tempo evenemenziale, registra un generale disincanto segnato da incertezze, arretramenti, ritardi, eccessi, e nuove paure epocali.

Le tecnologie del mondo virtuale ci aprono in continuazione nuovi orizzonti, Il post-human – segnala in questo QC/9. Stefano Rodotà – si presenta come “portatore di valori più forti” che possono aprire  la strada a sempre nuovi conflitti, Che si possono evitare solo se si avrà la capacità di mantenere fermi, e di proiettare nel futuro, i principi della dignità, dell’eguaglianza e dell’autonomia delle persone”.

Stefano Rodotà aveva accettato di venircene a parlare di persona, ma nelle ultime ore sono intervenuti ragioni familiari gravi anzi gravissime – come ci ha scritto – che gli hanno impedito di raggiungerci qui questa mattina, e noi vogliamo mandargli da quest’assemblea un augurio e un sentimento di riconoscenza per il ruolo che svolge nel dibattito pubblico su questioni che attengono alle libertà della persona e le regole della cittadinanza.

La domanda che con lui altri Autori si pongono è se c’è una via per uscire dal tragico di ogni eccesso.

Le sue richieste di cautela sono le stesse che avanza Agata Piromallo quando tratta del disincanto della regola. La stessa cautela di Carlo Formenti quando esamina il web come  costruttore spesso effimero di identità mobili e di “fantasie utopiche”.

Stessa preoccupazione segnalano gli analisti della stagflazione in economia, esaminando la più grande crisi economica dopo il ‘29 che stiamo ancora attraversando col suo carico di conseguenze sul futuro e sul presente (Forges Davanzati), mentre Augusto Ponzio dal suo osservatorio di semiologo radicalizza le domande: dov’è finito il re-incanto della libertà, dell’eguaglianza, della democrazia, del posto di lavoro, del mercato, della ricerca dell’identità nel lavoro e nell’appartenenza?

Il QC/9 non manca di segnalare le forme di reincantamento che per lo più si rigenerano ogni giorno nei laboratori scientifici e nei parchi tecnologici. Luciana Dini e Roberto Cingolani ci stupiranno col racconto dell’infinitamente piccolo, con le meraviglie del microscopio, le applicazioni delle nanotecnologie. E Francesco D’Andria ci affascinerà ancora col racconto dell’approdo di Enea all’oppidum castrense.

Siamo indotti a pensare insomma che l’incantamento abiti più agevolmente tra biologi, fisici, astronomi, archeologi, capaci di far emergere le altre possibilità che l’umanità ha a disposizione, e che il disincanto resti invece una vocazione propria del pensiero critico. Il pessimismo della ragione dell’umanesimo e degli umanisti.

Avanzano questi ultimi, nel nostro Quaderno di Comunicazione, la richiesta di una più diffusa coscienza del limite;  raccomandano moderazione e cautela, e l’adozione del metodo scientifico per dare fondamento alla conoscenza, convinti che questo difficile passaggio epocale richiederà la paziente ricostruzione di un pensiero dell’efficacia.

La doxa, signora dei reincanti, regina dispotica e traditrice, ha oggi sotto scacco l’epistéme; il senso stesso del pensare e dell’agire.

Possiamo contrastarla solo con la paziente ricostruzione di un pensiero efficace, che può avanzare attraverso un’educazione sollecitatrice di criticità, col sussidio di una comunicazione ben temperata, amica dell’epistéme.

Dire di sè

Nell’ultimo numero, il QC/10, fresco di stampa, sosteniamo che la scrittura, specie quella autobiografica, è un’occasione di infiniti re-incantamenti.

L’industria editoriale vive  una fortunata stagione in cui fioriscono autobiografie, diari, memoriali: forme di un tempo narrativo simbolicamente mediato dai loro Autori; la consegna di un messaggio a quelli che vorranno accoglierlo.

Le scritture di rete e di strada, anch’esse in impetuoso sviluppo,  si configurano come forme comunicative di un tempo immediato. Più che giudicarle come una deriva entropica del mostrarsi per come si è, le scritture di Facebook e dei suoi similari di rete ci appaiono come forma nuova di quella demartiniana metastoria in cui milioni di utenti sembrano voler difendere una presenza, il prepotente bisogno di identificazione in un tempo in cui è più difficile affermare/afferrare l’identità, un concetto sempre più sfuggevole e bisognoso di molte cautele.

Questa fragile felicità del lasciar tracce di sé nella grande anagrafe della rete è un fenomeno che ci interessava indagare perché interessa due miliardi e mezzo di internauti senza limiti di età, e che coinvolge più di cinquanta milioni di blogger, un numero in crescita costante, con centinaia di migliaia di nuovi utenti ogni giorno.

La collega di Salerno Diana Salzano ne parla come di un un rivelatore ontologico, del cammino della specie, che non tratta più i media elettronici come protesi post-humane, ma come luoghi di un’altra agorà, dell’appartenenza e del bisogno di identificazione fuori dalle Grandi Narrazioni smarrite, anzi scomparse.

Duccio Demetrio, che da molti anni lavora sul valore delle Autobiografie, aprirà la sessione pomeridiana. Seguirà un ricco grappolo di comunicazioni: Mimmo Pesare tratterà di Facebook come una nuova foucoltiana tecnologia del Sé, Alejandro De Marzo sul protagonismo dell’autonarrazione nel modello televisivo; la collega Nieves Sanchez che ci ha raggiunto da Valladolid presenterà Lewis Carroll, escritor de meravillas,  Sergio Duma ha indagato sulle autobiografie di tre figure femminili eccentriche della letteratura del Novecento: Anaïs Nim, Peggy Guggenheim e Fernanda Pivano, scomparsa il 18 agosto scorso e alla cui memoria abbiamo voluto dedicare il QC/10, Patrizia Calefato ci parlerà invece di scritture per immagini, portando ad es. il documentario “In fabbrica” per la Rai di Francesca Comencini.

Flavia Serravezza e Silvia Gravili, ex allieve dei nostri corsi di studio ci intratterranno rispettivamente sulla scrittura terapeutica e l’autobiografia d’ impresa. Stefano Cristante chiuderà la sessione col racconto autobiografico del G8 a Lecce, un pezzo che non si è potuto stampare per il limite di pagine posto dall’editore. Altri interventi di grande interesse si potranno leggere  direttamente nel fascicolo in distribuzione. Altrettanto interessanti sono i contributi offerti al QC/10 da Egle Becchi, Antonio Santoni Rugiu, Monica Ferrari, che non hanno potuto raggiungerci.

Ultima considerazione: questo QC/10 coincide col decimo anno di attività di un corso di studi che avrebbe già una sua intensa storia da raccontare, e che rischia di soccombere sotto la mannaia governativa per questioni di misure. Occorrerebbe ora, a partire dal prossimo a.a. un organico di docenti che il nostro ministero sposta sempre più in alto nel numero, a tutto danno di quei corsi di studio che hanno innovato il volto dell’Università italiana negli ultimi decenni.

Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Il nostro corso di studi ha a disposizione 15 professori garanti e ora, con la nuova normativa, ne occorreranno 20.

E nel frattempo il turn-over, ossia la sostituzione dei professori che lasciano il servizio per raggiunti limiti di età, è bloccato. E nuovi posti di ricercatore arrivano col contagocce.

Non posso trascurare questa preziosa occasione pubblica per raccomandare sia alle autorità accademiche che alla comunità studentesca, alle loro famiglie e alle aziende di questo nostro territorio che ha tutto l’interesse non solo a conservare, ma a potenziare un corso di Scienze della Comunicazione, di fare ogni sforzo perché non si disperda il Know-how di conoscenze che si è capitalizzato negli anni e di cui questo Quaderno di Comunicazione è un segno; di non disattendere le aspirazioni di studenti e famiglie che sulla comunicazione investono in formazione.

Concludo con un doveroso ringraziamento agli Ospiti che hanno voluto raggiungerci, alle Autorità, all’azienda di comunicazione di Stefano Petrucci che ha collaborato alla organizzazione di questo Evento, ai collaboratori Andrea Fistetto e Silvia Gravili che svolgono un prezioso ruolo di consulenza e di assistenza nella gestione del sito web del corso che ci fa sentire u pò meno l’assenza di una segreteria didattica, e ai due studenti Serra e Gorgoni che hanno collaborato insieme al dr.Pesare per la buona riuscita di questo incontro.

E’ tutto. Grazie a tutti e buon lavoro.

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